Risarcito un detenuto-lavoratore

I DIRITTI DI CHI HA PERSO LA LIBERTA'
Risarcito un detenuto-lavoratore

Si chiama Giovannino Carta

ed è di Uras. Nel 1993 è stato

condannato a ventisei anni

di reclusione dalla Corte

d'Assise cagliaritana per

aver ucciso - il 26 dicembre

1991 - la moglie e il figlio.

Tornato in libertà diciassette

anni dopo, Carta si è rivolto

all'associazione Casa dei Diritti

perchè il suo salario,

guadagnato col lavoro di falegname

svolto in carcere, dal

1993 non era stato mai adeguata

al contratto nazionale

di lavoro. Gli avvocati Pierandrea

Setzu e Renato Chiesa

hanno ricorso al tribunale

del lavoro, che ha riconosciuto

all'ex detenuto il diritto

agli aumenti: qualche giorno

fa il ministero della giustizia

ha proposto un accordo di

transazione destinato a coprire

gli anni dal 2002 al 2007.

Carta ha accettato e incassere

di conseguenza dodicimila

euro, vale a dire la differenza

tra quanto percepito

in prigione e i due terzi del

salario stabilito dal contratto

nazionale, pi. quanto gli

spettava per i periodi di malattia

e le indennità previdenziali

e contributive. Per gli ultimi

tre anni di lavoro in carcere

i legali proporranno un

nuovo ricorso al giudice.

L'avvocato Setzu ha spiegato

che le mercedi - è questo

il termine tecnico per indicare

la retribuzione del detenuto

lavorante e dei carcerati

dovrebbero essere adeguate

ogni anno secondo gli indici

del consumo e le modifiche

dei contratti collettivi nazionali

di lavoro di ogni categoria.

Il compito è affidato a

una commissione ministeriale

che per. dal 1993 non ha

mai operato. Eppure - è la

tesi sostenuta dagli avvocati

Setzu e Chiesa che l'articolo

36 della Costituzione «si pone

in netto contrasto con l'illegittima

prassi dell'amministrazione

penitenziaria, stabilendo

che il lavoratore ha

diritto ad una retribuzione

proporzionata alla quantità

e qualità del suo lavoro, in

ogni caso sufficiente ad assicurare

a s. e alla sua famiglia

- che in questo caso -

stata eliminata dal detenuto

stesso,

e dignitosa».

La Costituzione «riconosce

e tutela un diritto che riguarda

tutti i lavoratori, senza

operare discriminazioni nei

confronti di quelli detenuti».

Non solo: l'articolo 22 dell'ordinamento

penitenziario riconosce

al detenuto lavoratore

«una retribuzione

che

gli consenta

un tenore di

vita decoroso,

non inferiore

ai due

terzi della retribuzione

stabilita per

gli altri lavoratori

della

stessa categoria

dal contratto

nazionale in vigore al

tempo della avvenuta prestazione

lavorativa». Ed è su

questo punto che i due legali

hanno legato la citazione in

giudizio del ministero della

giustizia: «Ad ogni modifica

del contratto di categoria dev'essere

adeguato il trattamento

retributivo dei detenuti

lavoratori alle dipendenze

del ministero».

ndr  - un'esistenza libera(m.l)

CAGLIARI.

ha diritto agli aumenti stabiliti ai

rinnovi contrattuali, l'amministrazione

penitenziaria deve pagargli i due terzi

del salario dovuto in base alla sua mansione.

Per la prima volta in Italia questo

diritto € stato riconosciuto a un detenuto

di Uras, uscito di prigione a giugno.

Il detenuto che lavora in carcere

Il tribunale

di Cagliari

Il carcere di Buoncammino

‘‘

Casa dei diritti

ha ottenuto

il riconoscimento

E’ la prima volta

che accade in Italia

L’associazione

 

In base a un accordo in giudizio con l’Amministrazione penitenziaria e col Ministero della Giustizia
 

Aumenti contrattuali per un falegname che aveva ucciso moglie e figlio