E’ trascorso un anno dalla morte di Eluana Englaro
E’ trascorso un anno dalla morte di Eluana Englaro. Con profondo rispetto, noi ricordiamo la lotta del padre e di tutte le persone che hanno combattuto contro l’ipocrisia e il pressapochismo che ha circondato questa tristissima vicenda. Il medico che con grande umanità ha accompagnato il corpo di Luana verso la sua ultima casa, che ancora oggi aspetta la conclusione del giudizio a cui è stato sottoposto. I genitori che per anni le sono stati vicino, straziati dal dolore e disperati nel vedere il corpo della figlia oggetto di speculazione.
Oggi, a un anno di distanza, nulla è stato fatto dal nostro parlamento per l’emanazione di una normativa che ponga fine al vuoto giuridico sul fine vita. Non possiamo non ricordare che il governo un anno fa, si rese disponibile per votare, sull’onda dell’emozione, una legge in merito, salvo poi passare ad altro dopo la scomparsa di Eluana.
Dopo questo lungo silenzio il nostro parlamento si appresta a votare un decreto legge liberticida, non certo determinato al diritto, ma figlio di un regime, votato alla convenienza di parte; chiaramente in contrasto con la norma costituzionale. La nostra costituzione, all’articolo 32, tutela la salute, ma dice che “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana“.
Diversi limiti sono posti dalla chiesa cattolica, e gli appartenenti a tale confessione, liberi di professare la loro fede religiosa, sono anche liberi nel non scegliere di fare dichiarazioni di fine vita.
Chi ha valori diversi, laici, chi crede nel principio di autodeterminazione, non può sentirsi limitato e condizionato nella scelta da direttive emanate da autorità religiose che non riconosce.
Per questo Casa dei Diritti, già lo scorso anno, ha promosso una conferenza sul testamento biologico. In quell’occasione diverse persone hanno aderito all’iniziativa proposta. Gli Avvocati, consulenti di Casa dei Diritti, hanno depositato i ricorsi al Giudice Tutelare. Tali ricorsi sono volti all’ottenimento della nomina di un amministratore di sostegno che, in caso di incapacità del ricorrente, possa far valere la volontà precedentemente espressa. Questo percorso, lungo, ma l’unico che consente di ottenere la certezza che le decisioni prese vengano rispettate, si è concretizzato a fine ottobre con l’accoglimento di alcuni ricorsi. C’è un Decreto Motivato che fa stato. Questa, per il momento, è l’unica strada percorribile.
Noi, Casa dei Diritti, crediamo fermamente nel principio di autodeterminazione, portiamo avanti questa rivendicazione, stando vicino alle persone che si ritrovano soprattutto nei valori universali quali quello della libertà, del rispetto per la dignità della persona, quale che sia la scelta che ognuno vorrà compiere, a prescindere dal colore politico o dalla confessione religiosa.
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